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28 février 2008 4 28 /02 /février /2008 19:15
Marx
                                                                    (Preambolo)

Capitolo primo
Chi semina desiderio

   «Marx cambia completamente la mia visione del mondo» mi ha dichiarato questa mattina il giovane Pallières che di solito non mi rivolge nemmeno la parola.
   Antoine Pallières, prospero erede di un'antica dinastia industriale, è il figlio di uno dei miei otto datori di lavoro. Ultimo ruttino dell'alta borghesia degli affari - la quale si riproduce unicamente per singulti decorosi e senza vizi -, era tuttavia raggiante per la sua scoperta e me la narrava di riflesso, senza sognarsi neppure che io potessi capirci qualcosa. Che cosa possono mai comprendere le masse lavora-trici dell'opera di Marx? La lettura è ardua, la lingua forbita, la prosa raffinata, la tesi complessa.
   A questo punto, per poco non mi tradisco stupidamente.
   «Dovrebbe leggere L'ideologia tedesca» gli dico a quel cretino in montgomery verde bottiglia.
   Per capire Marx, e per capire perché ha torto, bisogna leggere L'ideologia tedesca. È lo zoccolo antropologico sul quale si erigeranno tutte le esortazioni per un mondo migliore e sul quale è imperniata una certezza capitale: gli uomini, che si dannano dietro ai desideri, dovrebbero attenersi invece ai propri bisogni. In un mondo in cui la hybris del desiderio verrà imbavagliata potrà nascere un'organizzazione sociale nuova, purificata dalle lotte, dalle oppressioni e dalle gerar-chie deleterie.
   "Chi semina desiderio raccoglie oppressione" sono sul punto di mormorare, come se mi ascoltasse solo il mio gatto.
   Ma Antoine Pallières, a cui un ripugnante aborto di baffi non conferisce invece niente di ferino, mi guarda, confuso dalle mie strane parole. Come sempre, mi salva l'incapacità del genere umano di credere a ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine. Una portinaia non legge L'ideologia tedesca e di conseguenza non sarebbe affatto in grado di citare l'undicesima tesi su Feuerbach. Per giunta, una portinaia che legge Marx ha necessariamente mire sovversive ed è venduta a un diavolo chiamato sindacato. Che possa leggerlo per elevare il proprio spirito, poi, è un'assurdità che nessun borghese può concepire.
   «Mi saluti tanto la sua mamma» borbotto chiudendogli la porta in faccia e sperando che la disfonia delle due frasi venga coperta dalla forza di pregiudizi millenari.

© 2007, Edizioni e/o

L’eleganza del riccio di Muriel Barbery
Traduzione di Emanuelle Caillat e Cinzia Poli
Pag. 384, Euro 15,30 – Edizioni e/o 2007 (Dal mondo)
ISBN 978-88-76-41796-2

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Muriel Barbery è nata nel 1969 a Bayeux. Vive in Normandia e insegna filosofia all'Institut universitaire de formation des maîtres di Saint-Lô. 
Il suo romanzo L’Élégance du hérisson (pubblicato in Francia da Gallimard) è stato la sorpresa editoriale del 2006 in Francia, dove è diventato un best seller e ha vinto numerosi premi tra cui il Prix Georges Brassens 2006, il Prix Rotary International 2007, e il Prix des libraires 2007.
Il suo primo romanzo, Une Gourmandise (Una golosità), pubblicato in Francia nel 2000, aveva già avuto un discreto successo e diverse traduzioni.
Una curiosità: nella realtà all'indirizzo del palazzo parigino in cui l'autrice ambienta il suo romanzo L'eleganza del riccio - rue de Grenelle 7 - non ci sono condomini ma solo una boutique Prada.

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Published by flo
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